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eSport ed i Cinque Cerchi: verso le Olimpiadi?

A seguito delle recenti posizioni assunte dal C.I.O. e del crescente interesse del C.O.N.I. nei confronti degli esport, si inizia a parlare diffusamente di un possibile inserimento in ambito Olimpico.

Resta, secondo me, molto difficile che i videogame, in questo caso gli esport nella loro eccezione competitiva, possano essere equiparati agli sport tradizionali, anche perché secondo il mio modesto parere non lo sono.

Va detto però che nell’ambito competitivo ad alto livello, quelli che sono i livelli di preparazione, allenamento, coaching, preparazione atletica, molto hanno di somigliante a uno sport.

Il CIO sicuramente guarda con curiosità e attenzione a questo mondo per una serie di motivi:

  • muove milioni di utenti;
  • muove budget di investimento in sponsorizzazione che ormai si avvicinano o superano investimenti fatti negli sport cosiddetti tradizionali.

Per fare un esempio, le finali del videogioco DOTA hanno raggiunto se non superato montepremi che vediamo solo nei tornei major di tennis o in gare di Open di Golf.

Un esempio su tutti per rappresentare la complessità di base della questione: se si ipotizzasse di creare un torneo olimpico esport basato sul calcio, con quale gioco si giocherebbe? EA-FIFA o Konami-PES? Problema non da poco direi, e così per altri giochi.

Gli sport alle Olimpiadi non sono di nessuno sono sport e basta, i videogame no, hanno dei proprietari che investono milioni e milioni in sviluppo.

Vedremo, ma prevedo tempi medio lunghi per uno sblocco totale da parte del CIO.

Poi, senza troppo approfondire, rimane aperta la questione dei vari Comitati Olimpici nazionali, i quali dovrebbero attrezzarsi per formare le Nazionali. E qui torniamo alla questione di partenza: di quali esport?

Allo stato attuale, in ambto nazionale e soprattutto internazionale, gli aspetti che necessitano di regolamentazione sono svariati. Credo infatti, che ancora oggi il potere ed il controllo – come forse è giusto che sia – è in mano ai Publisher che detengono i diritti dei giochi e regolamentano tutte le attività a loro correlate, che si tratti di eventi o tornei internazionali.

Forse una maggiore apertura da parte dei publisher, soprattutto verso paesi dove gli esport si stanno sviluppando e attirano sempre più utenza. Faccio riferimento anche all’Italia: secondo me amplierebbe interesse e stimolerebbe competitività.

Tutto ciò altrimenti rimane a solo vantaggio dei paesi dove gli esport sono già evoluti, come la Corea, gli Stati Uniti e alcuni paesi europei.

Aspirare in tempi relativamente brevi ad una organizzazione uniforme ed in qualche modo “centralizzata” di tornei e gare, ad una struttura universalmente riconosciuta che permetta di unificare punteggi, classifiche e diritti di partecipazione ai tornei stessi, come avviene negli sport tradizionali è piuttosto utopico.

Come spiegavo prima, non esistendo delle Federazioni Internazionali che facciano capo ad una sola grande organizzazione come può essere il CIO e i vari Comitati Olimpici di ogni paese, bensì Publisher che detengono diritti, è difficile secondo me nel breve periodo regolamentare gli esport, anche per la loro complessità.

Si parla non di uno, cinque, dieci, ma diversi giochi competitivi uno diverso dall’altro con regole diverse e target diversi a differenza questo si degli sport tradizionali che hanno regole uguali in tutto il mondo.

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Written by Paolo Di Mauro

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