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Fast fashion: un nuovo modo di vendere e di fare moda

Woman carrying shopping bags

Hai mai notato che online, e nei negozi di massa come Zara ed H&M, ci sono diverse collezioni che escono durante l’anno? Bhè loro sono l’esempio di “fast fashion”, ovvero ‘moda veloce’! La fast fashion è il nuovo modo di vendere dei grandi marchi che detta legge sul modo di fare moda.

Il mondo della moda e del fashion è possibile suddividerlo in due macro-gruppi: quelli che costituiscono il blocco della fast fashion, costituito ad esempio da H&M, Mango o Zara, e quelli dei marchi di lusso con grandi brand come Chanel, Valentino e Prada.

Con il termine di moda veloce, o fast fashion, si fa riferimento a quelle aziende di abbigliamento che producono e vendono capi economici, e alla moda, proponendone continuamente di nuovi realizzando una decina di collezioni all’anno (rispetto alle classiche ‘primavera-estate’ e ‘autunno-inverno’)!

La moda veloce viene associata anche alla moda usa e getta perché ha immesso sul mercato di massa prodotti di design a prezzi relativamente bassi. Il movimento slow fashion è nato in opposizione alla fast fashion, accusando quest’ultima di inquinamento (sia nella produzione di abiti che nello smaltimento dei tessuti sintetici), di lavorazione scadente e di enfatizzare le tendenze a breve termine rispetto allo stile classico.

L’enfasi è posta sull’ottimizzazione di determinati aspetti della catena di produzione, affinché queste linee di moda siano progettate e prodotte in modo rapido ed economico, per consentire ai consumatori di acquistarle a basso prezzo. Questa strategia di produzione rapida a un prezzo accessibile viene utilizzata dai grandi rivenditori come H&M, Zara e Primark.

I ritmi di produzione di queste aziende sono sostenibili solo producendo in paesi come l’India, la Cina, la Cambogia o il Bangladesh, dove il costo della manodopera è molto basso, ma la contropartita è l’alto rischio della sicurezza sul lavoro (vedi crollo del Rana Plaza Factory Complex a Dhaka – Bangladesh – nel 2013).

La strategia si è sviluppata passando da un concetto basato sul prodotto a uno basato sulla produzione, denominato “risposta rapida” e sviluppato negli Stati Uniti negli anni ’80 e trasferito a un modello basato sul mercato della “fast fashion” alla fine degli anni ’90 e all’inizio del XXI secolo. Zara è stata la pioniera di questa rivoluzione della moda e il suo marchio è diventato quasi un sinonimo del termine!

Tuttavia, per rimanere sempre all’apice e rendere i clienti felici e soddisfatti, bisogna anche essere molto preparati ed organizzati! Zara ha saputo ottimizzare ed organizzare la gestione del magazzino e dei capi grazie alla marchiatura degli stessi: ogni prodotto è dotato di un microchip RFID che prima di lasciare il magazzino centralizzato consente di tracciare quel pezzo di inventario fino a quando non viene venduto a un cliente. Quando il capo arriva in negozio, l’RFID consente di determinare quali articoli devono essere riforniti e dove si trovano: se un cliente ha bisogno di un particolare prodotto, i venditori sono in grado di individuarlo immediatamente in negozio o in un luogo vicino. I dati di tracciamento delle vendite sono quindi fondamentali per consentire a Zara di servire i propri clienti al meglio ed eliminare quei capi che ad esempio non ricevono le loro attenzioni.

Qual è il costo che deve sostenere l’ambiente, e quindi anche noi, per essere sempre sulla cresta dell’onda, fare il selfie più figo ed avere l’ultima borsa o scarpa per la moda usa e getta di una stagione o anche meno? Il 30% degli abiti acquistati rimane nell’oscurità dei nostri armadi senza mai vedere luce dopo essere stato acquistato. Una percentuale equivalente finisce ogni anno in discarica dopo essere stato utilizzato, in media, meno di cinque volte, ma spesso anche dopo un solo uso. In totale 14 milioni di tonnellate di abiti e tessuti usati sono gettati via ogni anno nel mondo, di cui solo il 16% viene riciclato (fonte: EPA – Environmental Protection Agency).

Si alla moda, si ad essere figa o figo ma attenzione all’ambiente: lo shopping compulsivo oltre a svuotare le tasche distrugge anche l’ambiente!

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